Impianto degli anni Sessanta: e la messa a terra c'è?

Nelle case di prima del 1990 la terra spesso non c'è, e l'impianto può essere lo stesso in regola. Cosa si guarda, e cosa cambia il giorno che ci metti mano.

di MEG Group Srls, Roma · pubblicato il

Hai comprato casa, o ci abiti da sempre, e qualcuno ti ha detto che l'impianto è da rifare perché la casa è di quegli anni lì. Prima di spaventarti, una cosa: un impianto vecchio non è fuorilegge per il fatto di essere vecchio.

La legge dice a quali condizioni un impianto fatto prima del 13 marzo 1990 si considera ancora adeguato, e sono quattro cose che puoi quasi tutte guardare da solo:

  • un interruttore generale, all'inizio dell'impianto, che stacca la corrente di tutta la casa;
  • una protezione che salta se tiri troppa corrente o se c'è un corto: è quella che va giù quando accendi forno e phon insieme;
  • niente parti in tensione che si possano toccare: prese rotte, scatole senza coperchio, fili che escono dal muro;
  • e contro il caso in cui un elettrodomestico guasto mandi corrente sulla sua carcassa di metallo, o la messa a terra o un differenziale da non più di 30 milliampere, cioè quello che a casa chiamiamo tutti salvavita.

Le prime tre servono tutte. L'ultima è quella dove la legge lascia la scelta, ed è il motivo per cui in tante case degli anni Sessanta la terra non c'è.

Quella data non è a caso: è il giorno in cui è entrata in vigore la legge che ha esteso alle abitazioni l'obbligo della messa a terra e del differenziale ad alta sensibilità, o di un altro sistema di protezione equivalente. Prima quell'obbligo riguardava i luoghi di lavoro.

Quindi con il differenziale la terra non serve?

Finché l'impianto resta com'è, e finché ci sono anche le altre tre cose dell'elenco, sì. Ed è la ragione per cui in tante case degli anni Sessanta e Settanta trovi un differenziale nuovo montato su un impianto vecchio: all'epoca è stato il modo per metterlo in regola senza rifare i muri.

Se vuoi sapere in dieci secondi come stai messo, guarda due cose: le prese hanno il buco in mezzo, quello della terra, o solo i due laterali? E se ti capita una scatola aperta, dentro c'è un filo giallo e verde? Se la risposta è no a tutte e due, la terra molto probabilmente non c'è, e quello che ti protegge è il differenziale.

Quello che conta davvero viene dopo: quando si mette mano all'impianto le cose cambiano. Se rifai l'impianto, o lo adegui, la messa a terra ci deve essere, perché è quello che chiede la regola dell'arte. Non è una cosa che decide chi ti fa il preventivo: è la regola.

Detto in modo pratico: nessuno ti obbliga a rifare un impianto che stai lasciando com'è. Ma il giorno che aggiungi la cucina a induzione, il climatizzatore o la wallbox, quello diventa un lavoro sull'impianto, e allora si ragiona in un altro modo.

Cosa si trova davvero quando si aprono le scatole

Negli impianti di quegli anni troviamo quasi sempre le stesse cose: linee modificate nel tempo, cavi di tipi diversi messi uno dopo l'altro, giunzioni aggiunte più tardi, quadri con poche protezioni e circuiti non separati come si farebbe oggi.

Quasi mai è colpa di chi l'aveva fatto: è una casa che ha cinquant'anni, e in cinquant'anni ci hanno messo mano in cinque persone diverse, ognuna per aggiungere una cosa sola. Il risultato è un impianto che funziona e che però non somiglia più a quello che era stato pensato.

I guai arrivano quando su quella base ci si appoggia un carico nuovo: una linea vecchia che deve portare più corrente di quella per cui era stata fatta scalda, e quello che scalda dentro un muro non lo vedi. Prima di aggiungere qualunque cosa, che sia una presa o un carico importante, guardiamo com'è messo l'impianto che c'è e se regge.

Quante sono le case di quegli anni, a Cerveteri e a Velletri

A Cerveteri un edificio su tre è stato costruito nel solo decennio fra il 1971 e il 1980. A Velletri quasi la metà del paese è stato tirato su fra gli anni Sessanta e i Settanta. Vuol dire che qui l'impianto di quell'epoca non è il caso raro: è il caso normale.

È pericoloso dormirci stanotte?

Se il differenziale c'è, se ogni tanto scatta ed è mai stato provato, la protezione di base c'è, e non c'è ragione di fare le valigie. Il discorso è un altro: un impianto così non ha margine per crescere, e ogni cosa che gli aggiungi sopra se lo mangia.

Si può fare a pezzi, o è tutto o niente?

Si può fare per gradi, e spesso è la strada giusta. Si comincia dal quadro e dalle protezioni, che è il pezzo che dà sicurezza subito, e si separano i circuiti; poi si rifanno le linee che servono, una stanza per volta o una zona per volta, senza buttare all'aria la casa in una settimana.

Quello che si scopre aprendo il quadro decide il resto, ed è per questo che qui il sopralluogo conta più che altrove: due case uguali dello stesso palazzo possono avere dentro due impianti completamente diversi.

Un'ultima cosa, nel caso ti telefonino dicendo che devi fare «la verifica obbligatoria dell'impianto di terra»: per una casa privata quell'obbligo non esiste. Vale nei luoghi di lavoro, ed è un dovere del datore di lavoro. Un condominio con un dipendente, o uno studio dentro casa, sono un altro caso e si guardano a parte.

Se hai una casa di quegli anni a Velletri e vuoi sapere com'è messa prima di decidere qualsiasi cosa, scrivici su WhatsApp o chiama il 352 017 4834: si apre il quadro, si guarda, e si ragiona sul da farsi. Trovi tutto quello che facciamo sugli impianti elettrici delle abitazioni.

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