Hai preso l'auto elettrica, il box ce l'hai, e sembra la cosa più semplice del mondo. Poi scopri che il box è nell'interrato di un condominio, e la domanda diventa un'altra: posso farlo senza chiedere il permesso a nessuno?
La risposta breve è sì, nessuno te lo può impedire. Cambia però parecchio se la linea resta dentro roba tua o se deve attraversare le parti comuni: nel primo caso si avvisa e basta, nel secondo c'è una procedura, ed è meglio saperlo prima di comprare la wallbox. In tutti e due i casi si comincia da una lettera.
Il condominio mi può dire di no?
Può dire di no, ma non può fermarti. La legge su questo è chiara: fai una richiesta scritta al condominio perché l'assemblea decida, e da quel momento partono tre mesi. Se il condominio rifiuta, oppure se passano i tre mesi senza che deliberi niente, puoi installare la wallbox a tue spese.
E se decide l'assemblea non serve che siano tutti d'accordo: basta una maggioranza ordinaria, non quella più alta che serve per le opere importanti.
E c'è una conseguenza che conviene sapere da subito: se domani un altro condomino vuole usare la stessa infrastruttura, per legge può farlo in qualunque momento, pagando la sua parte di quello che è costato e della manutenzione.
Cosa devo dire all'amministratore
Per le opere che fai dentro casa tua o nel tuo box, la legge chiede che tu ne dia preventiva notizia all'amministratore, che poi ne riferisce all'assemblea. Nella pratica è anche la strada più liscia: un amministratore informato prima quasi mai crea problemi, uno che scopre i cavi nel garage li crea sempre.
L'amministratore ci ha chiesto soprattutto quattro cose: da dove passa la linea, come viene posata, quali parti comuni tocca e che documentazione resta a lavoro finito. Sono le stesse quattro domande ogni volta, e sono tutte domande ragionevoli: gli servono per rispondere in assemblea.
I limiti invece sono tre, e conviene conoscerli perché sono quelli su cui qualcuno può opporsi: l'installazione non deve toccare la stabilità o la sicurezza del palazzo, non deve alterare il decoro architettonico, e non deve rendere inservibile un pezzo di parte comune. Il decoro è quello che salta fuori più spesso: canaline a vista sulla facciata, cavi che attraversano il cortile.
Il problema vero non è la carta, è la distanza
Negli impianti condominiali la difficoltà più grossa è quasi sempre la distanza fra il punto da cui si prende la corrente e il box. In un palazzo il contatore sta da una parte, il box dall'altra, in mezzo ci sono rampe, muri, altri box e a volte due piani di dislivello.
In uno degli ultimi lavori abbiamo tirato una linea dedicata di diverse decine di metri, con passaggio nelle parti comuni, un quadro di protezione dedicato e il sistema che gestisce la potenza. La wallbox in sé si attacca al muro in poco tempo: tutto il resto è la linea, ed è lì che sta il lavoro.
E se il contatore non ce la fa?
Qui entra in gioco la parte che si chiama gestione dinamica dei carichi: un sistema che tiene d'occhio quanto stai consumando in casa e abbassa la potenza della ricarica quando serve, invece di far staccare il contatore.
Vuol dire che spesso non serve aumentare la potenza del contratto, e la macchina si carica comunque, magari un po' più piano quando in casa stanno cucinando. È una cosa che si decide guardando il tuo impianto, non a tavolino.
A Roma il box in condominio è la regola, a Velletri no
Vale la pena dirlo, perché cambia il discorso: a Roma più di nove case su dieci stanno in edifici con tre o più appartamenti, quindi il box condominiale è la regola. A Velletri sono meno della metà, e lì capita spesso di montarla in casa propria, dove di permessi non ne serve nessuno.
Se il tuo box è in un condominio a Roma e vuoi capire da dove si passa prima di aprire la discussione in assemblea, scrivici su WhatsApp o chiama il 352 017 4834: veniamo a vedere dove sta il contatore e dove sta il box, e ti diciamo che strada fa la linea. Come lavoriamo lo trovi nella pagina dell'installazione delle wallbox.